La previdenza per la vecchiaia in Svizzera è in evoluzione. Le persone vivono più a lungo, i mercati cambiano e il sistema è sotto pressione. Vi spieghiamo cosa comporta tutto ciò per la vostra previdenza e perché pianificarla per tempo diventa sempre più importante.
L'essenziale a colpo d'occhio
Quello che per molto tempo è stato considerato uno dei sistemi pensionistici più solidi al mondo è ora sottoposto a una pressione crescente, non a causa di crisi momentanee, ma per via di tendenze a lungo termine prevedibili già da anni: le persone vivono più a lungo, nascono meno bambini e il livello dei tassi d’interesse sui mercati dei capitali è diminuito costantemente negli ultimi anni. Questi cambiamenti non sono né ideologici né politici, bensì demografici ed economici. Ed è proprio per questo che non si possono ignorare.
Il sistema dei tre pilastri della Svizzera non è mai stato concepito come struttura rigida, bensì come modello flessibile. Il suo punto di forza sta proprio nella ripartizione dei rischi: la sicurezza statale garantita dall'AVS, i risparmi individuali nell'ambito della previdenza professionale e la responsabilità personale attraverso la previdenza privata.
L'obiettivo era tanto chiaro quanto ambizioso: dopo il pensionamento, il primo e il secondo pilastro avrebbero dovuto garantire circa il 60% dell’ultimo reddito percepito. Tuttavia, questo obiettivo si basa su ipotesi che oggi trovano solo parzialmente conferma.
Quando sono state istituite le attuali strutture, la durata media della riscossione di rendite era nettamente più breve. Allo stesso tempo, il numero dei lavoratori era decisamente superiore rispetto a quello, relativamente esiguo, dei pensionati. Oggi questo rapporto è cambiato radicalmente.
Il dato forse più importante nell'intero dibattito sulla previdenza è di fatto il più concreto: la demografia è matematica.
Se le persone vivono più a lungo, percepiscono la rendita per un periodo più lungo. Se al contempo il tasso di natalità diminuisce, in futuro ci saranno meno contribuenti. Se poi calano anche i rendimenti sul capitale di previdenza, diventa più difficile finanziare le promesse di prestazioni.
Ciascuno di questi sviluppi, preso singolarmente, rappresenterebbe già per sé una sfida – ma insieme si amplificano ulteriormente. Il risultato è prevedibile: senza adeguamenti, aumenterà la pressione sul finanziamento della previdenza per la vecchiaia. Semplicemente perché le condizioni quadro sono cambiate, mentre il sistema previdenziale è rimasto lo stesso.
Consigli per la pianificazione del vostro pensionamento
Il primo pilastro rimane il fondamento della previdenza per la vecchiaia. Il suo principio di solidarietà è uno dei fattori stabilizzanti più importanti del sistema. Ma proprio perché l'AVS funziona secondo il sistema a ripartizione, essa è particolarmente sensibile ai cambiamenti demografici. Se nel 2024 le spese dell'AVS ammontavano a circa 50 mia. di CHF, nei prossimi anni aumenteranno costantemente fino a raggiungere circa 75 mia. di CHF all'anno entro il 2040.
Se il rapporto tra contribuenti e beneficiari di rendite diminuisce, si crea inevitabilmente una pressione sul finanziamento che, in linea di principio, può essere compensata solo attraverso tre misure: aumento delle entrate, riduzione delle prestazioni o adeguamenti strutturali, come ad esempio per quanto riguarda l'età di riferimento.
Questa realtà non è nuova, viene descritta da anni dagli esperti.
Anche la previdenza professionale si trova ad affrontare una situazione di tensione strutturale. Molti dei parametri attuali risalgono a un’epoca in cui il livello dei tassi d’interesse sui mercati dei capitali era più elevato. Quando nel 1985 fu introdotta la previdenza professionale, l’aliquota di conversione prevista dalla legge era pari al 7,2%. In concreto, ciò significa che per ogni 100 000 CHF di capitale di vecchiaia obbligatorio viene corrisposta una rendita annua pari a 7200 CHF. Nel frattempo il mondo è cambiato.
I bassi tassi d'interesse e l'aumento dell'aspettativa di vita rendono più difficile finanziare a lungo termine le prestazioni inizialmente calcolate. Di conseguenza, molte casse pensioni hanno dovuto ridurre i propri tassi di conversione o adeguare le ipotesi tecniche. Ciononostante l'aliquota di conversione obbligatoria rimane al 6,8%, pertanto un capitale di vecchiaia obbligatorio di 100 000 CHF dà diritto a una rendita annua di 6800 CHF.
Il valore medio dell'aliquota di conversione di casse pensioni con approccio integrato, che assicurano congiuntamente prestazioni obbligatorie e sovraobbligatorie, si attesta oggi al 5,3% (grafico).
Gli istituti di previdenza possono evitare ridistribuzioni significative su un arco di diversi anni solo assumendo obblighi in materia di rendite finanziabili nel lungo periodo. Vale la regola secondo cui più alta è l'aliquota di conversione, maggiore dovrà essere il rendimento conseguito sul capitale di vecchiaia. Nel 2025 è andata in pensione per la prima volta una generazione che ha versato contributi nel secondo pilastro (LPP) per l'intero periodo, ovvero 40 anni. Questo fatto può contribuire a stabilizzare ulteriormente la ridistribuzione.
Anche un’ulteriore riduzione dell’aliquota di conversione prevista dalla legge riflette la nuova realtà, ma i tentativi di modifica legislativa sono falliti nel 2017 e nel settembre 2024. La riforma LPP prevedeva di abbassare l'aliquota di conversione prevista dalla legge al 6%, il che avrebbe significato che per ogni 100 000 CHF di capitale di vecchiaia obbligatorio sarebbe stata versata solo una rendita annua di 6000 CHF. La riforma LPP è stata respinta dalla popolazione svizzera, pertanto nel 2026 l'aliquota di conversione obbligatoria rimane al 6,8%. Le casse pensioni con approccio integrato risolvono questo problema riducendo l'aliquota di conversione nel settore sovraobbligatorio, che non è disciplinato dalla legge.
Consigli per la pianificazione del vostro pensionamento
L'idea secondo cui le rendite da AVS e cassa pensioni devono garantire complessivamente circa il 60% del tenore di vita abituale dopo il pensionamento continua a godere di ampio consenso nella società. Tuttavia, il percorso per raggiungere tale obiettivo diventa più impegnativo.
Per molti futuri pensionati, senza misure aggiuntive il tasso di sostituzione effettivo rischia di essere inferiore rispetto a quello delle generazioni precedenti – non solo come conseguenza di decisioni politiche, ma come risultato di sviluppi economici e demografici. Di conseguenza, cambia anche il ruolo della previdenza privata.
La previdenza privata diventa sempre più un elemento strategico della pianificazione finanziaria personale, piuttosto che un semplice complemento facoltativo. Chi vuole evitare lacune previdenziali non può più fare a meno di pensare per tempo a forme di risparmio integrative.
Ciò non significa che la previdenza statale e quella professionale perdano la loro importanza, ma spesso il primo e il secondo pilastro non consentono di raggiungere il 60% del reddito percepito prima del pensionamento. In tal caso, deve subentrare il patrimonio libero oppure, appunto, il terzo pilastro. Nel complesso, ciò significa che l'intero sistema potrebbe dipendere in misura maggiore da tre pilastri di pari importanza rispetto a quanto inizialmente previsto.
Nel dibattito politico vengono regolarmente discusse diverse opzioni: maggiori contributi, finanziamenti supplementari, adeguamenti delle prestazioni o riforme strutturali. Tuttavia, a prescindere dalle modalità concrete, resta valida una constatazione fondamentale: i sistemi con una durata di erogazione sempre più lunga devono adeguarsi dal punto di vista strutturale se la base di finanziamento non cresce nella stessa misura.
Questa logica vale indipendentemente dal paese o dal sistema in questione.
Un fattore spesso sottovalutato nella politica previdenziale è il tempo: adeguamenti tempestivi consentono cambiamenti graduali, riforme intraprese in ritardo richiedono solitamente misure molto più incisive. La previdenza per la vecchiaia è quindi un classico esempio di politica caratterizzata da cicli di effetto molto lunghi e da periodi di transizione. Le decisioni prese oggi producono spesso i loro effetti solo dopo venti o trent'anni.
Proprio per questo la sicurezza di pianificazione diventa fondamentale, sia per le istituzioni che per i singoli individui.
Uno degli aspetti più ovvi su cui intervenire è l'evoluzione dell'età di pensionamento. Se l'aspettativa di vita aumenta costantemente nel corso dei decenni mentre l'età di pensionamento rimane invariata, la durata della riscossione di rendite si allunga automaticamente. Ciò modifica l'equilibrio tra periodo contributivo e periodo di erogazione delle prestazioni.
Un adeguamento graduale dell'età di pensionamento è quindi meno una richiesta politica che una considerazione sistemica, derivante dalla logica stessa dell'evoluzione.
Molti economisti la considerano una delle misure più efficaci, poiché al contempo consente di prolungare la durata del finanziamento e di ridurre la durata delle prestazioni. Per un provvedimento di questo tipo è necessario il coinvolgimento sia dei lavoratori che dei datori di lavoro. Lavorare più a lungo sembra una scelta logica, ma occorrono posti di lavoro disponibili a tal fine.
La stabilità di un sistema previdenziale non dipende solo dalle cifre, ma anche dalla volontà di riconoscere la realtà dei fatti.
La demografia non è negoziabile. L'aspettativa di vita non può essere stabilita a livello politico. I rendimenti dei mercati dei capitali non si possono decidere. Ciò che invece è possibile plasmare è il modo in cui vengono affrontati questi fatti.
La previdenza svizzera per la vecchiaia non è sull'orlo del collasso, ma deve necessariamente evolversi. La capacità di adattamento sarà fondamentale in futuro. La stabilità a lungo termine non si ottiene lasciando i sistemi invariati, ma adattandoli per tempo ai cambiamenti della realtà.
Oppure, in altre parole: non è il cambiamento a rappresentare un rischio per la previdenza per la vecchiaia, bensì la mancata attuazione di adeguamenti.
Consigli per la pianificazione del vostro pensionamento