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Direttive su tematiche ambientali e sociali

La Banca Cler riconosce la propria responsabilità sociale. Per questo motivo emana direttive su una serie di tematiche ambientali e sociali oggetto di ampio dibattito nell’opinione pubblica. Queste disposizioni si applicano a tutte le attività della banca.

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Introduzione

La Banca Cler riconosce la propria responsabilità sociale. In qualità di fornitore di servizi finanziari, è consapevole del fatto che la sua attività può avere effetti negativi dal punto di vista sociale o contrari allo sviluppo sostenibile. Per questo motivo emana direttive su una serie di tematiche ambientali e sociali oggetto di ampio dibattito nell’opinione pubblica. Queste disposizioni si applicano a tutte le attività della banca. Le tematiche ambientali e sociali controverse vengono identificate in maniera continuativa e verificate mediante un processo di monitoraggio sistematico.

Il rispetto delle direttive comporta attualmente l’esclusione di circa 350 imprese quotate in borsa. Sono invece ammesse le aziende che non presentano quote di fatturato o produzione significative negli ambiti d’attività controversi. I valori soglia sono specificati in maniera esplicita nelle direttive. Sono escluse del tutto le imprese che producono o commerciano armi bandite.

La Banca Cler esegue transazioni in conflitto con le direttive definite solo su espressa richiesta del cliente.

Nell’ambito dell’applicazione delle misure formulate nelle direttive, la Banca Cler si basa, tra le altre cose, su dati e informazioni provenienti da fornitori specializzati e riconosciuti sul mercato. Per l’esclusione delle imprese e la determinazione dei valori soglia, la banca fa affidamento sulla qualità e la completezza di tali dati.

Il rispetto delle direttive viene garantito a partire dal 1.10.2017, senza effetto retroattivo sulle attività già svolte.

Processo di monitoraggio

Con l’aiuto di fornitori di dati esterni, la banca identifica le tematiche ambientali e sociali potenzialmente controverse mediante un processo di monitoraggio sistematico e assegna loro un grado di priorità sulla base dei rischi che comportano. L’obiettivo è individuare le questioni ambientali e sociali più rilevanti per la Banca Cler. In futuro si potranno emanare direttive in merito ad altri argomenti controversi grazie al processo di monitoraggio di cui è responsabile il servizio funzionale Sviluppo sostenibile in collaborazione con vari servizi interni.

Processo di monitoraggio
Rappresentazione schematica del processo di monitoraggio

Direttive

Premesse

L’estrazione di carbone fossile e lignite causa numerosi e gravi cambiamenti sia all’ambiente che al paesaggio, che viene devastato dalla costruzione di miniere a cielo aperto e sotterranee. Gli attuali metodi di estrazione, come il cosiddetto Mountaintop Removal, provocano danni irreversibili e di vaste proporzioni al paesaggio. Questa pratica determina inoltre danni minerari, abbassamenti delle falde freatiche, alterazioni del ciclo idrologico e numerosi altri danni ambientali.

Il carbone viene perlopiù utilizzato nelle centrali elettriche per la produzione di energia. La combustione di questo materiale provoca danni permanenti all’ambiente e alla salute dell’uomo. Le centrali a carbone, con le loro elevate emissioni di CO2, contribuiscono notevolmente ad aumentare l’effetto serra e sono quindi corresponsabili del cambiamento climatico. Inoltre, con la combustione del carbone si generano grandi quantità di sostanze nocive come biossido di zolfo, ossido di azoto, mercurio e particolato fine.


Direttiva della Banca Cler

La Banca Cler evita di raccomandare attivamente l’acquisto di titoli di imprese che possiedono o gestiscono impianti di estrazione del carbone.

L’acquisto di tali titoli, salvo diverse indicazioni esplicite del cliente, è escluso nell’ambito di soluzioni basate su un mandato e investimenti collettivi a gestione autonoma. Inoltre, non si concedono crediti a queste imprese e non si intrattengono con esse relazioni bancarie.

Valore soglia

Imprese che, secondo i dati di MSCI ESG Research, conseguono più del 20% del loro fatturato con l’estrazione di carbone.

Premesse

La deregolamentazione affermatasi all’inizio del nuovo millennio ha reso il commercio di materie prime allettante per gli investitori istituzionali e per quelli che speculano sugli indici borsistici. Essi non sono interessati alla stabilità dei prezzi delle commodities, ma solo al rendimento sul lungo termine. In questo modo, secondo la critica espressa dalle organizzazioni non governative (ONG), si è creata una dipendenza tra le borse delle materie prime e l’andamento dei mercati finanziari. Ma l’accusa delle ONG non si ferma qui: fattori come il livello dei tassi e la propensione al rischio incidono sui prezzi delle materie prime indipendentemente dalla dinamica della domanda e dell’offerta. I derivati su materie prime agricole rappresenterebbero quindi una minaccia per la sicurezza alimentare nei Paesi poveri del Sud e contribuirebbero ad accrescere la fame nel mondo. La questione centrale, in ultima istanza, è sapere in quale misura le transazioni puramente finanziarie (financial future) influenzano i mercati delle materie prime fisiche.

Scienziati e politici esprimono opinioni discordanti in merito alla possibilità di una correlazione tra gli investimenti finanziari e l’andamento dei prezzi sui mercati delle materie prime agricole. La maggioranza degli specialisti finanziari pensa tuttavia che non esista un tale rapporto e che siano altri i fattori responsabili della volatilità dei prezzi su questi mercati. Come cause vengono addotti soprattutto i seguenti fattori:

  • fenomeni meteorologici avversi, come siccità, gelo, ecc.
  • restrizioni imposte ai Paesi esportatori
  • tentativi di acquisto «in massa» da parte di Paesi importatori
  • utilizzo di materie prime agricole come carburanti

Rimane tuttavia il dubbio che gli investitori finanziari possano influenzare la determinazione dei prezzi.

Direttiva della Banca Cler

Per garantire una pratica di business responsabile e previdente, la Banca Cler rinuncia a investimenti finanziari che comprendono derivati su materie prime agricole, non effettua negoziazioni in proprio su tali prodotti e non emette strumenti finanziari che li abbiano come sottostante. Inoltre, esclude dai propri elenchi di raccomandazioni fondi legati a materie prime agricole o fondi misti che potrebbero investire in queste ultime.
L’acquisto di derivati su materie prime agricole, salvo diverse indicazioni esplicite del cliente, è escluso nell’ambito di soluzioni basate su un mandato e investimenti collettivi a gestione autonoma. Inoltre, non vengono concessi crediti a imprese il cui modello di business è focalizzato principalmente sul commercio di materie prime agricole.

Valore soglia

Nessun valore soglia.


Premesse

La Strategia energetica 2050, approvata dal popolo nel 2017, vieta la costruzione di nuove centrali nucleari in Svizzera. Quelle già esistenti potranno rimanere in esercizio fintanto che soddisfano le norme di sicurezza. Il funzionamento delle centrali nucleari implica notevoli perdite economiche per i loro gestori. Inoltre bisogna partire dal presupposto che la crescente vetustà degli impianti esistenti renderà necessari grandi investimenti per mantenere un adeguato livello di sicurezza e infine per lo smantellamento e lo smaltimento delle scorie. Di conseguenza, i gestori delle centrali nucleari sono esposti a rischi economici ed ecologici di grande portata.

L’estrazione dell’uranio ha un forte impatto sull’ambiente e mette in pericolo a lungo termine la salute della popolazione locale a causa della presenza di radionuclidi nel minerale d’uranio. Inoltre, l’estrazione di questo metallo causa gravi danni ambientali in termini di cambiamenti del paesaggio, discariche e bacini di decantazione, e talvolta si violano gli interessi e i diritti della popolazione che vive nei territori in cui si trova la maggior parte dei giacimenti di uranio.

Direttiva della Banca Cler

La Banca Cler evita di raccomandare attivamente l’acquisto di titoli di imprese che possiedono o gestiscono centrali nucleari o impianti per l’estrazione di uranio o che producono o commerciano l’uranio. Esclude inoltre le imprese che fabbricano componenti essenziali per la costruzione di reattori nucleari.

L’acquisto di tali titoli, salvo diverse indicazioni esplicite del cliente, è escluso nell’ambito di soluzioni basate su un mandato e investimenti collettivi a gestione autonoma. Inoltre, non si concedono crediti a queste imprese e non si intrattengono con esse relazioni bancarie.

Valore soglia

Imprese che, secondo i dati di MSCI ESG Research, conseguono più del 20% del loro fatturato con la produzione di energia nucleare o di componenti essenziali per la costruzione di reattori nucleari o con l’estrazione di uranio.

Non rientrano nel campo di applicazione della presente direttiva le imprese che hanno dichiarato pubblicamente l’intenzione di adottare una strategia di uscita trasparente e tracciabile, con una durata vincolante, per abbandonare la produzione di energia nucleare.

Premesse

A causa delle elevate emissioni di CO2, la produzione di energia mediante carbone e/o petrolio contribuisce notevolmente ad aumentare l’effetto serra ed è quindi corresponsabile del cambiamento climatico. Sullo sfondo del dibattito circa il riscaldamento globale e dell’Accordo di Parigi sul clima, vari gruppi di interesse quali ONG e un numero crescente di investitori danno sempre più importanza alla riduzione dei gas serra come criterio in base al quale orientare investimenti e finanziamenti. Inoltre le centrali a carbone emettono grandi quantità di sostanze nocive, come biossido di zolfo, ossido di azoto, mercurio e particolato fine, che causano gravi danni alla salute.

Direttiva della Banca Cler

La Banca Cler evita di raccomandare attivamente l’acquisto di titoli di imprese che possiedono o gestiscono centrali per la produzione di energia mediante carbone o petrolio.

L’acquisto di tali titoli, salvo diverse indicazioni esplicite del cliente, è escluso nell’ambito di soluzioni basate su un mandato e investimenti collettivi a gestione autonoma. Inoltre, non si concedono crediti a queste imprese e non si intrattengono con esse relazioni bancarie.

Valore soglia

Imprese che, secondo i dati di MSCI ESG Research, conseguono più del 20% del loro fatturato con la produzione di energia mediante carbone e/o petrolio.


Premesse

Per le Nazioni Unite l’utilizzo di alcuni sistemi d’arma è così pericoloso per l’umanità che in passato è stato necessario formulare diverse convenzioni per metterli al bando.

Le convenzioni più importanti al riguardo sono le seguenti:

  • Mine antiuomo: Convenzione sul divieto dell’impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione (Convenzione di Ottawa), 1997
  • Armi chimiche: Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio e uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, 1997
  • Armi biologiche: Convenzione che vieta la messa a punto, la fabbricazione e lo stoccaggio delle armi batteriologiche (biologiche) o a tossine e che disciplina la loro distruzione, 1975
  • Munizioni a grappolo: Convenzione sulle munizioni a grappolo (Convenzione di Oslo), 2008
  • Armi nucleari: Trattato di non proliferazione nucleare, 1970. La Svizzera ha ratificato queste convenzioni.

La legge federale sul materiale bellico (LMB) vieta il finanziamento diretto dello sviluppo, della fabbricazione o dell’acquisto di materiale bellico bandito. Il finanziamento indiretto mediante l’acquisto di obbligazioni o altri prodotti d’investimento è vietato se volto a eludere il divieto del finanziamento diretto. Sono bandite le armi atomiche, biologiche e chimiche (armi ABC), le mine antiuomo e le munizioni a grappolo.

Direttiva della Banca Cler

In linea di principio, la Banca Cler esclude il finanziamento diretto e indiretto di armi vietate. Evita di raccomandare attivamente l’acquisto di titoli di imprese che, secondo i dati di MSCI ESG Research, producono o commerciano armi bandite.
L’acquisto di tali titoli, salvo diverse indicazioni esplicite del cliente, è escluso nell’ambito di soluzioni basate su un mandato e investimenti collettivi a gestione autonoma. Inoltre, non si concedono crediti a queste imprese e non si intrattengono con esse relazioni bancarie.

Valore soglia

Nessun valore soglia. Si escludono tutte le imprese che, secondo i dati di MSCI ESG Research, producono o commerciano armi bandite.


Premesse

La fabbricazione e il commercio di materiale bellico possono causare la violazione degli obblighi internazionali e dei princìpi di politica estera della Svizzera.
Ai sensi della legge federale sul materiale bellico (LMB), per materiale bellico si intendono: armi, sistemi d’arma, munizioni ed esplosivi militari; attrezzature concepite o modificate specificatamente per il combattimento o per l’istruzione al combattimento e che di regola non vengono utilizzate per scopi civili. Sono considerati materiale bellico anche le componenti e gli assemblaggi, anche parzialmente lavorati, qualora manifestamente non siano utilizzabili nella medesima versione anche per scopi civili.

Direttiva della Banca Cler

La Banca Cler evita di raccomandare attivamente l’acquisto di titoli di imprese che producono o commerciano materiale bellico. Sono inoltre esclusi subfornitori specializzati in tale ambito.

L’acquisto di tali titoli, salvo diverse indicazioni esplicite del cliente, è escluso nell’ambito di soluzioni basate su un mandato e investimenti collettivi a gestione autonoma. Inoltre, non si concedono crediti a queste imprese e non si intrattengono con esse relazioni bancarie.

La direttiva riguarda armi, sistemi d’arma, munizioni nonché esplosivi militari e attrezzature concepite o modificate specificatamente per il combattimento o per l’istruzione al combattimento.

Non rientrano nel campo di applicazione della direttiva i produttori e i commercianti di armi che vengono fabbricate e vendute per scopi civili (ad es. polizia, sport, caccia) nonché di beni «dual-use», ad es. beni che vengono utilizzati a scopo militare e civile (ad es. macchine utensili).

Valore soglia

Imprese che, secondo i dati di MSCI ESG Research, conseguono più del 10% del loro fatturato con la fabbricazione, il commercio o la subfornitura di materiale bellico.

Premesse

La Malaysia e l’Indonesia sono i maggiori produttori di olio di palma al mondo. Per ricavarne 20 milioni di tonnellate l’anno, solo in Malaysia viene distrutta una superficie boschiva più vasta della Svizzera. Nuove piantagioni sorgono non solo nei maggiori Paesi coltivatori, ossia Indonesia e Malaysia, ma anche in altri Paesi tropicali come Papua Nuova Guinea, Colombia, Nigeria e Costa d’Avorio. Queste coltivazioni causano la distruzione delle foreste pluviali e mettono in pericolo specie a rischio di estinzione come l’orangutan, ma non è tutto: esse sottraggono alla popolazione locale la principale fonte di sostentamento e usurpano i suoi diritti sulla terra. Gli incendi appiccati per dissodare i terreni e il prosciugamento dei boschi paludosi contribuiscono inoltre all’emissione nell’atmosfera di una grande quantità di gas serra, come il diossido di carbonio, e i prodotti chimici utilizzati nelle coltivazioni inquinano il terreno.

L’olio di palma è contenuto in moltissimi prodotti. A livello mondiale il 68% della produzione è destinato al settore alimentare, il 27% all’industria (cosmetici, detergenti, detersivi, ecc.) e il 5% al settore dell’energia.

Da anni alcune organizzazioni ambientaliste e dedite alla difesa dei diritti umani si impegnano in tutto il mondo per una produzione di olio di palma che abbia riguardo per l’ambiente e le popolazioni locali. Alcuni proprietari di grandi piantagioni, gruppi industriali e organizzazioni non governative come il WWF hanno fondato la «Tavola rotonda per l’olio di palma sostenibile» (Roundtable on Sustainable Palm Oil, RSPO) e definito criteri per una coltivazione sostenibile. Gli agricoltori che li soddisfano possono ottenere una certificazione dalla RSPO. Per garantire una pratica di business responsabile è opportuno privilegiare imprese che rispettano gli standard minimi nell’ambito della produzione di olio di palma.

Direttiva della Banca Cler

La Banca Cler evita di raccomandare attivamente l’acquisto di titoli di imprese coinvolte in gravi controversie legate all’olio di palma.

L’acquisto di tali titoli, salvo diverse indicazioni esplicite del cliente, è escluso nell’ambito di soluzioni basate su un mandato e investimenti collettivi a gestione autonoma. Inoltre, non si concedono crediti a queste imprese e non si intrattengono con esse relazioni bancarie.

Valore soglia

Imprese che, secondo l’elenco di MSCI ESG Research, sono coinvolte in gravi controversie legate al dissodamento della foresta pluviale, in particolare per le piantagioni di palma da olio.