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Prospettive di mercato

Le vie d’uscita dal «lock-down». Un dilemma?

Commento del CIO, giovedì 26 marzo 2020

Dr. Sandro Merino, Chief Investment Letter

Dopo i forti guadagni degli ultimi due giorni, oggi i mercati azionari hanno registrato un’apertura leggermente più debole, segno che le misure adottate a livello mondiale hanno contribuito in maniera sostanziale ad instaurare una certa calma nei mercati finanziari. Oggi in Svizzera inizia anche l’erogazione di crediti nell’ambito del «Programma nazionale di promozione delle PMI». Sono molto orgoglioso che anche il nostro Gruppo partecipi a questo programma, attuato in modo straordinariamente rapido ed efficiente. È un importante e incoraggiante esempio di come possiamo contrastare efficacemente la crisi attuale tramite la riflessione e l’azione.Vorrei approfittare della relativa calma di oggi sui mercati finanziari per riflettere sui possibili approcci da seguire per imboccare la strada di uscita dall’attuale situazione di stallo economico («lock-down»).

Dopo l’annuncio di massicci pacchetti di aiuti in tutto il mondo e la conseguente necessità di nuovo indebitamento, negli ultimi giorni stampa e politica si interrogano in misura crescente sulla sostenibilità dei costi economici del «lock-down», temendo ripercussioni per una successiva e rapida ripresa economica. Talvolta emerge il dilemma tra la protezione della vita, soprattutto quella delle parti più esposte della popolazione,e i costi economici del blocco di gran parte delle attività. A tale proposto viene spesso evocato il concetto di immunità del gregge, tratto dalla biologia matematica. Nelle versioni semplificate spesso utilizzate di questo modello, la popolazione è paragonata a un gregge di pecore. Si ipotizza che gli individui non siano in grado di modificare il loro comportamento di fronte all’evidente minaccia dell’epidemia. È tuttavia evidente che ciò che può valere per un gregge di pecore non vale per le persone. Questo gruppo di modelli si basa su un parametro fondamentale, il cosiddetto numero di riproduzione di base, chiamato R0 (R zero). In relazione all’epidemia del coronavirus, il parametro R0 ha un valore stimato di circa 3. 

Nota:
Quando ero ricercatore matematico, ho avuto l’opportunità di incontrare il professor Odo Diekmann, che nel 1990, sul Journal of Mathematical Biology, ha pubblicato un metodo oggi ampiamente utilizzato per la stima di questo parametro. La pubblicazione menzionata si trova in allegato (lettura consigliata ai soli appassionati di matematica).
Nel 1996, anch’io ho pubblicato un articolo sulla stessa rivista. Posso quindi quantomeno affermare di avere una certa familiarità con il tema della modellazione di tali sistemi.


In base alle ipotesi sopra descritte, scarsamente applicabili all’uomo, la diffusione dell’epidemia potrà essere fermata solo quando una quota sufficientemente grande del gregge di pecore sarà vaccinata o diventata immune essendo sopravvissuta all’infezione. Nel modello standard questa quota è 1-1/R0, ovvero, per il coronavirus 100 % - 1/3 = 66,6 %. Questa quota critica di diffusione tra la popolazione, che arresterebbe l’epidemia, è stata addirittura menzionata da Angela Merkel in una conferenza stampa, senza ulteriore specificazione. Non c’è davvero bisogno di essere un genio della matematica per calcolare che, anche ipotizzando un basso tasso di mortalità dello 0,5 %, senza vaccino o nuovi farmaci e senza un drastico e duraturo cambiamento di comportamento, in circa 12 mesi una percentuale dello 0,5 % dei 2/3 della popolazione cadrebbe vittima del coronavirus. Ciò vale soprattutto per le note categorie a rischio. Per la Svizzera ciò corrisponde a 28 500 persone. Per gli USA a 1,1 milioni di persone. È quanto risulta da questo ragionamento, basato su un modello scarsamente realistico, perché le persone possono certamente cambiare il loro comportamento.

Alcuni governi usano il concetto dell’immunità del gregge, apertamente o a talvolta celatamente, per ricorrere a conoscenze scientifiche, non effettivamente applicabili all’uomo, come scusa per giustificare il mancato ricorso a misure di protezione più severe. Altri utilizzano il concetto dell’immunità del gregge nelle loro argomentazioni anche in questo modo: poiché non possiamo finanziare i costi economici di un «lock-down» per più di 6-9 mesi e poiché nell’arco di questo periodo non è previsto alcun vaccino, questo sacrificio umano è il prezzo da pagare per evitare un male maggiore per la gran parte dei sopravvissuti. Naturalmente ciò, oltre ad essere molto cinico, è pura follia, in quanto, rispetto alle pecore, l’uomo si contraddistingue per la sua capacità di adattarsi in modo intelligente e flessibile alle nuove situazioni. La domanda che si pone è quale alternativa intelligente a un «lock-down» radicale si possa attuare, per ottenere un cambiamento sufficiente dell’interazione sociale. A tale proposito la tecnologia potrebbe contribuire a rintracciare le catene di infezione. Potrebbe aiutare però anche una maggiore protezione delle categorie a rischio. Tanti altri aspetti devono essere considerati. Penso che presto, anche in Svizzera, dovremo riflettere a fondo sulle possibilità di affrontare la prossima fase della crisi con un approccio più differenziato al coronavirus. Al riguardo, sono convinto che non si ponga un dilemma tra un sacrificio economico e un sacrificio umano se utilizziamo in modo intelligente tutte le possibilità.
In una società informata e aperta, non c’è spazio per un falso «modello del gregge», utile solo a giustificare il fatto che non si può o non si vuole affrontare il problema con sufficiente decisione e creatività. Ho piena fiducia che l’UFSP svizzero sia all’altezza di questo compito. Sono però preoccupato che negli Stati Uniti e in altri paesi si stia attualmente evocando un dilemma artificiale con conseguenze potenzialmente catastrofiche. La situazione è tragica nei paesi che non hanno le risorse per poter reagire in modo adeguato.

Andamento dei mercati azionari

Oggi, giovedì, i mercati azionari globali hanno registrato un’apertura negativa. Quelli europei sono attualmente in calo di circa il 2 %. Anche l’indice svizzero SMI è in flessione attualmente dell’1 % circa e pure per i mercati azionari statunitensi oggi è prevista un’apertura moderatamente negativa. A seconda dell’indice (Dow Jones / Standard & Poor’s 500), le azioni statunitensi hanno attualmente perso circa il 24-26 % da inizio anno, quelle europee circa il 27%, quelle svizzere circa il 16 % e le azioni cinesi (indice CSI 300) circa il 9 % (tutte le cifre al 26.3.2020, ore 12.30 circa, perdite valutate in CHF).

Ripetiamo ancora una volta che in questo contesto la paura è cattiva consigliera. Raccomandiamo di mantenere le posizioni azionarie. Desiderate ricevere regolarmente informazioni sull’attuale situazione di borsa? Abbonatevi ora alla nostra Investment Letter.

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