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Crisi del coronavirus: la previdenza privata per la vecchiaia si fa sempre più importante

In tutto il mondo, la pandemia causa enormi debiti statali e implica ulteriori risparmi a scapito delle prestazioni sociali. L'allungamento dell'aspettativa di vita e il calo dei tassi di natalità sono un'ulteriore minaccia per la previdenza pubblica per la vecchiaia. Una profonda riforma è chiaramente indispensabile – e anche in Svizzera la previdenza privata si fa sempre più importante.

Sistemi sociali nazionali differenti, problemi analoghi

Dopo la rivoluzione industriale, nel XIX secolo molti Stati hanno iniziato a introdurre prestazioni sociali a copertura di rischi quali povertà, malattia, infortunio, vecchiaia e disoccupazione. Fino agli anni '70 tali prestazioni sono state nettamente ampliate nei paesi industrializzati occidentali. Era l'«epoca d'oro» dello Stato assistenziale.

Quali prestazioni dovrebbero fornire gli Stati sociali? Fino a oggi si sono sviluppate tante idee diverse in tal senso, spesso influenzate da circostanze storico-culturali dei singoli paesi. Rispetto all’Europa continentale e alla Scandinavia, i paesi anglosassoni, liberali e orientati al mercato privilegiano l’equità basata sul contributo dell’individuo piuttosto che l’equità fondata sui bisogni e le pari opportunità.

I paesi europei sono più inclini alla ridistribuzione e alla regolamentazione, anche a causa del loro sistema elettorale proporzionale e delle coalizioni (in ottica ridistributiva) che ne risultano, mentre in Svizzera i diritti di veto dati dalla democrazia diretta consentono di ridurre le spese sociali.

Oggi le spese sociali sono la voce più consistente nei bilanci pubblici di molti Stati – nei paesi OCSE rappresentano in media il 20% della performance economica e per finanziarle si impiega circa il 60% del gettito fiscale. Le spese sociali variano sensibilmente da un paese all'altro: ad esempio la Turchia impiega il 12% del PIL, mentre la Francia il 31%.

Maggiori prestazioni sociali comportano imposte più elevate.
Brigitta Lehr, analista finanziaria
Un maggiore fabbisogno finanziario comporta di norma oneri fiscali e contributivi più elevati. La ridistribuzione prevista dallo Stato sociale viene spesso motivata con la garanzia della pace solidale: si stabilizza la società e, così facendo, si sgravano imprese e privati.

Tuttavia, paradossalmente le nazioni con i sistemi sociali più generosi tendono a tassare maggiormente la grande massa della popolazione: in questi paesi le imposte sulla sostanza sono spesso meno diffuse e per finanziare lo Stato si punta piuttosto su contributi sociali e accise. Ciò ha un impatto relativamente maggiore sulle fasce di reddito più basse che non sui più abbienti. Tuttavia, negli Stati con sistemi sociali più sviluppati i redditi sono complessivamente distribuiti in modo più equilibrato (cfr. fig.). Comunque, in futuro, tutte le nazioni dovranno affrontare il problema del finanziamento.

Maggiore riduzione delle disparità nei paesi con spese sociali più elevate

Fonte: Banca Cler, OCSE. Ultimi dati disponibili (2015-2018)

Stati sociali sempre più sotto pressione

Dalla crisi petrolifera a metà degli anni '70 il rafforzamento dello Stato sociale ha subìto pressioni per una serie di problemi. Lo slittamento strutturale dell'economia dal settore industriale a quello dei servizi ha comportato minori aumenti della produttività e di conseguenza minore crescita economica e meno introiti per lo Stato. Al contempo le spese sociali hanno subìto un aumento: il progresso tecnologico ha richiesto competenze diverse dei lavoratori, per cui si è generata una certa disoccupazione strutturale. La globalizzazione ha poi aumentato le pressioni in termini di concorrenza e costi, ciò che ha portato al dislocamento di posti di lavoro. La crescente ridistribuzione ha inoltre fatto emergere un effetto negativo: il lavoro straordinario conviene sempre di meno, sia per i beneficiari delle prestazioni sociali che per i contribuenti.

Per diminuire la crescente differenza tra entrate pubbliche in calo e uscite in aumento si è cercato di stimolare la crescita economica con la liberalizzazione e la deregolamentazione. Per quanto riguarda le spese sociali si sono applicati invece criteri di risparmio. Queste misure non hanno ridotto le differenze sociali, e ciò è apparso evidente.

La previdenza per la vecchiaia diventa una grande sfida

Curiosamente, spesso le prestazioni sociali si autoalimentano dando luogo a un maggiore fabbisogno e così le spese sono ulteriormente aumentate anche dopo l'«epoca d'oro». Con una quota media del 37% nella media OCSE, la previdenza per la vecchiaia è la spesa sociale che genera più costi (cfr. fig.). In questo caso il cambiamento demografico crea nuove sfide, ossia l'allungamento dell'aspettativa di vita e il calo dei tassi di natalità. Per sgravare la previdenza per la vecchiaia occorre innalzare il tasso d'attività, offrire incentivi alla natalità e gestire in modo mirato i flussi migratori.
Tuttavia con tutte queste misure non si riuscirà comunque a evitare profonde riforme della previdenza per la vecchiaia.

OCSE – spese sociali in % sul PIL

Fonte: Banca Cler, OCSE, OWID, Banca Mondiale. Quota di spesa: dati precedenti al 1980: media rettificata ponderata in base al PIL (Banca Mondiale) dei dati nazionali disponibili (OWID); dal 1980: OCSE

Quote delle spese sociali (media OCSE, 2015)

Fonte: Banca Cler, OCSE, OWID, Banca Mondiale. Quota di spesa: dati precedenti al 1980: media rettificata ponderata in base al PIL (Banca Mondiale) dei dati nazionali disponibili (OWID); dal 1980: OCSE

Previdenza privata sempre più importante

La crisi legata al Covid-19 inasprisce ulteriormente la situazione: i programmi di sostegno alla congiuntura generano molte spese, mentre il gettito fiscale crolla. Allo Stato rimane sempre meno margine di manovra. Nel migliore dei casi, le spese per lavoro ridotto e disoccupazione saranno solo provvisorie, ma non si escludono cambiamenti strutturali. Le tendenze alla deglobalizzazione – volte a garantire le catene di fornitura – potrebbero ridurre le pressioni competitive. Tuttavia i risvolti a lungo termine non sono solo positivi: competitività e crescita ne risentono, gli Stati riscuotono meno tasse e dispongono di sempre meno fondi per finanziare le prestazioni sociali.

Anche per la Svizzera la previdenza per la vecchiaia rimane il nodo da sciogliere. In futuro dovremo assumerci un grado maggiore di responsabilità, così da assicurarci la nostra previdenza per la vecchiaia. L'investimento privato del patrimonio diventa imprescindibile.

Cosa si può fare ora per la previdenza privata per la vecchiaia?

Vi consigliamo di pianificare per tempo il vostro futuro finanziario:

  • Pensate a quanto volete (ancora) lavorare.
  • Riflettete bene su come desiderate organizzare la vostra vita dopo il pensionamento.
  • Sottoponete le vostre finanze a una verifica da parte di esperti – così facendo le potrete ottimizzare in ottica futura, beneficiando magari al contempo già oggi di una riduzione dell'onere fiscale.

Saremo lieti di aiutarvi a perfezionare la vostra previdenza per la vecchiaia.

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