Stretto di Hormuz: un punto chiave per il trasporto di petrolio e gas
Dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran, la guerra in Medio Oriente è ormai giunta alla terza settimana. Mentre i paesi rivieraschi del Golfo sono colpiti in modo fortemente negativo dal conflitto, il loro peso economico sulla scena mondiale è piuttosto limitato: la loro quota del PIL globale è inferiore al 3%. Di grande importanza, invece, è il trasporto di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz, tramite il quale ogni giorno viene spedito circa il 20% del fabbisogno globale. È proprio questo il tema che smuove i mercati finanziari. Più a lungo lo stretto del Golfo Persico resterà di fatto non navigabile e più aumenteranno i prezzi di petrolio e gas a livello globale, più gravi saranno le conseguenze per l’economia mondiale e, di conseguenza, per le borse.
Prospettive economiche praticamente intatte
Nel frattempo sono disponibili numerosi rapporti e analisi che approfondiscono i temi ivi collegati. Ciò che accomuna la maggior parte di essi è che una chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz per alcune settimane e un prezzo del petrolio intorno agli 80 USD al barile (Brent) inciderebbero ben poco sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale. Anche il rischio inflazionistico sarebbe solo temporaneo e i rispettivi effetti relativamente contenuti. Le previsioni di crescita mondiale sono riviste al ribasso di 0,1 – 0,2 punti percentuali, mentre i tassi d'inflazione sono rivisti al rialzo di 0,3 – 0,5% (a seconda della regione). La guerra cade in un periodo in cui l'economia mondiale si era stabilizzata, con prospettive di crescita fondamentalmente positive per il PIL mondiale pari al 3,1% (previsione di consenso/mediana, fonte: Bloomberg, situazione a fine febbraio 2026) e una forte riduzione della pressione inflazionistica a livello globale.
Accanto allo scenario di base, sono stati simulati anche scenari più estremi. Nel caso in cui il prezzo del petrolio Brent si attestasse in media a 100 USD al barile per diversi mesi (dallo scoppio della guerra si è mosso prevalentemente tra gli 80 e i 100 USD), Oxford Economics, ad esempio, prevede tuttavia solo tassi di crescita leggermente inferiori e tassi d’inflazione leggermente superiori rispetto allo scenario di base.
Per questo motivo non abbiamo stravolto lo scenario principale che avevamo abbozzato a inizio anno per il 2026. All'epoca, le previsioni di consenso per il PIL globale indicavano ancora una crescita inferiore al 3% (fine febbraio 2026: 3,1%, come menzionato sopra), un valore compatibile con gli scenari attualmente pubblicati che prevedono un prezzo del petrolio da 80 a 100 USD al barile (Brent). Di conseguenza manteniamo fede alle prospettive cautamente ottimistiche per i mercati finanziari che avevamo formulato. Solo un aumento più marcato e di più lunga durata dei prezzi del petrolio potrebbe comportare un ampio adeguamento delle nostre previsioni.
Per gli investitori vale quanto segue:
- La situazione attuale dei mercati finanziari mostra ancora una volta quanto sia importante un’ampia diversificazione degli investimenti.
- L’esperienza riguardo a guerre e crisi del passato mostra inoltre che, in queste fasi, è importante mantenere la calma e attenersi alla strategia d'investimento scelta in base a capacità di rischio e propensione al rischio.
Questa settimana: focus sulle banche centrali
Gli scenari inflazionistici adattati per i prossimi trimestri a seguito della guerra in Medio Oriente hanno fatto sì che di recente le aspettative nei confronti delle banche centrali siano cambiate. Attualmente per la Fed il mercato prevede solo un taglio dei tassi nel 2026, mentre per la BCE, entro la fine dell’anno, sono nuovamente in programma addirittura uno o due possibili aumenti dei tassi d’interesse. Anche da parte della BNS si prevede un rialzo del tasso di riferimento (a dicembre 2026), nonostante la forza del CHF.
Durante le riunioni delle rispettive banche centrali, previste per mercoledì e giovedì di questa settimana, probabilmente non verranno annunciati cambiamenti. Né da parte della Fed, né da parte di BCE e BNS ci si attende una modifica dei tassi d'interesse a breve termine. Anche in questo caso resterà da vedere quale sarà l'impatto effettivo della guerra in Medio Oriente sui tassi d'inflazione.
Andamento odierno del mercato
Per il mercato azionario svizzero (indice SMI), con un +0,5% le borse a termine segnalano un inizio positivo nella nuova settimana di trading. Lo stesso vale per il Deutscher Aktienindex (DAX) e il mercato azionario statunitense. Il prezzo del petrolio (Brent) si attesta a circa 104 USD al barile (situazione alle ore 8.15 circa del 16 marzo 2026, fuso orario di Basilea).