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Prospettive di mercato

Guerra in Medio Oriente: 4a settimana

Commento del CIO, lunedì 23 marzo 2026

Dr. Sandro Merino, Chief Investment Officer

Trump sospende gli attacchi all’infrastruttura energetica iraniana

Il conflitto in Medio Oriente è giunto alla sua quarta settimana. Per il momento, tuttavia, non si è verificata un’ulteriore escalation diretta da parte di Washington. Lunedì il presidente statunitense Donald Trump ha comunicato la sospensione per cinque giorni degli attacchi all’infrastruttura energetica e alle centrali elettriche iraniane dopo i colloqui – a suo dire – molto positivi e produttivi con l’Iran. Resta tuttavia da vedere come proseguiranno le trattative. Nonostante questa temporanea de-escalation, gli attacchi reciproci nella regione continuano. L’Iran e le forze schierate al suo fianco rimangono in grado di minacciare obiettivi sensibili nella regione.

L’annuncio di Washington ha provocato una netta inversione di rotta sui mercati finanziari. Dopo i timori di un’escalation che hanno dominato la scena negli ultimi giorni, ora i mercati puntano su un allentamento, almeno temporaneo, della tensione. In questo momento (ca. ore 12.45 del 23 marzo 2026) il mercato azionario svizzero registra un marcato rialzo. Sebbene l’indice SPI elvetico rimanga chiaramente sotto pressione rispetto al picco raggiunto a fine febbraio, la ripresa odierna dimostra quanto le variazioni dei corsi siano influenzate dalle notizie geopolitiche. Rispetto a inizio anno, tuttavia, il calo subìto dallo SPI resta considerevole. La correzione registrata finora rimane comunque al margine superiore della fascia di oscillazione da noi prevista come reazione del mercato a uno scenario bellico.

Finora l’indice azionario statunitense S&P 500 ha reagito alla crisi in modo meno marcato rispetto ai mercati europei. I recenti segnali di distensione provenienti da Washington stanno sostenendo con vigore anche le borse USA. Al contempo, le aspettative di mercato sui tassi a breve termine tornano di nuovo a ridimensionarsi, dopo che il rincaro dell’energia aveva accentuato i timori legati a inflazione e interessi.

L’Iran rimane capace di colpire obiettivi isolati ma sensibili, come ha dimostrato il danneggiamento dell’importante giacimento di gas in Qatar la scorsa settimana. Oltre agli stabilimenti dell’industria petrolifera e del gas, sono in pericolo anche gli impianti di trattamento delle acque e altre infrastrutture critiche negli Stati del Golfo. Finora gli USA e Israele non sono riusciti a indebolire la potenza militare dell’Iran in misura tale da eliminare la minaccia per la regione e l’economia mondiale. Neanche l’attuale fase di negoziati comporta per il momento cambiamenti sostanziali a tale riguardo.

Al contempo, il rinvio temporaneo di possibili attacchi agli impianti energetici iraniani ha ridotto la pressione diretta sui mercati di tale comparto. Dopo le dichiarazioni di Trump, il petrolio europeo Brent ha subìto un netto calo e al momento si attesta a circa 105 USD al barile. Il prezzo del greggio rimane quindi su livelli elevati, ma è chiaramente al di sotto dei massimi che si temevano nel caso di un’ulteriore escalation.

Una coalizione composta da alcuni paesi occidentali continua a cercare soluzioni per liberare lo Stretto di Hormuz con mezzi militari, in collaborazione con gli USA. Al contempo, però, con il protrarsi del conflitto aumenta anche la pressione su Stati Uniti e Israele affinché trovino un modo per limitare le operazioni belliche. Non sorprende che il governo statunitense guidato da Donald Trump si trovi di fronte a un dilemma: interrompere la guerra senza aver ottenuto risultati significativi oppure intensificare ulteriormente la pressione sull’Iran, con il rischio di un aumento delle ripercussioni negative sull’economia USA e su quella mondiale. Nel frattempo si continua a nutrire scarsa fiducia nella buona riuscita di un cambio di regime forzato in Iran.

Gli Stati Uniti mantengono sostanzialmente la pressione sul governo iraniano, ma per il momento la associano a una fase limitata di dialogo e de-escalation. Senza nuove concessioni da parte di Washington, a nostro avviso Teheran continuerebbe a essere poco incentivata – sul piano strategico – a ridimensionare in modo duraturo le minacce nei confronti dell’economia mondiale. I segnali contraddittori provenienti dalla Casa Bianca rafforzano l’impressione che gli obiettivi strategici degli USA all’inizio della guerra non coincidessero esattamente con la situazione attuale.

Rimaniamo dell’idea che l’escalation militare potrebbe concludersi entro le prossime tre o quattro settimane. Ci manteniamo molto scettici sulla possibilità che in Iran si verifichi un cambio di regime sotto la pressione di USA e Israele.

Politica monetaria e inflazione

I commenti dei governatori delle banche centrali di USA, UE e Svizzera in occasione delle decisioni sui tassi prese la scorsa settimana (18/19 marzo) sottolineano i rischi per il futuro andamento dell’inflazione. Il forte rincaro dell’energia registrato di recente aveva temporaneamente accresciuto la pressione sulle aspettative di inflazione. Oggi il prezzo del petrolio ha subìto un netto calo, e con esso questa preoccupazione si è per il momento attenuata – anche se di poco. Tuttavia, i rischi geopolitici non consentono al momento di abbassare subito la guardia, in particolare negli Stati Uniti.

Prospettive

Se la chiusura parziale o addirittura totale dello Stretto di Hormuz durasse ancora per molte settimane, eventualità che al momento continuiamo a ritenere improbabile, non sarebbe da escludersi un rincaro del petrolio e del gas protratto nel tempo. Ciò potrebbe avere ripercussioni sulle aspettative di inflazione e di crescita. Al momento, tuttavia, non è stato apportato pressoché alcun adeguamento agli scenari di base relativi a crescita e inflazione nelle principali aree economiche globali (USA, UE, Cina). Attualmente non vi è per noi alcun motivo per rivedere lo scenario di base di una crescita economica mondiale leggermente inferiore alla media, ma comunque positiva, nel 2026. Nonostante le conseguenze economiche della guerra con l’Iran, non prevediamo una recessione negli Stati Uniti né nell’UE.

Se gli Stati Uniti dovessero rivedere la loro narrazione di un’operazione militare limitata e propendere di nuovo in modo chiaro per un’escalation, dovremmo riconsiderare con occhio critico questa valutazione. Tuttavia, tale sviluppo non è attualmente incluso nel nostro scenario di base.

In ottica storica, spesso i mercati azionari si riprendono rapidamente dopo gli shock geopolitici. Tuttavia, qualora il traffico nello Stretto di Hormuz rimanesse difficoltoso per molte settimane, il rischio di un indebolimento congiunturale rimarrebbe concreto. Al momento raccomandiamo di attenersi con disciplina alla strategia d’investimento scelta.

Tattica e strategia d’investimento

Alla fine della scorsa settimana abbiamo ridotto la sovraponderazione negli investimenti in materie prime determinata dal rialzo dei corsi. Come contropartita, sottoponiamo gli hedge fund a un rebalancing verso la quota neutra. Da inizio anno, i fondi in materie prime «best-in-class» da noi selezionati hanno registrato un aumento di valore pari a circa il 20% (in CHF).

Per i mercati saranno decisive, nei prossimi giorni, la direzione assunta dai colloqui appena avviati tra USA e Iran e l’ulteriore de-escalation che potrebbe derivarne. Il nodo cruciale riguarda l’orientamento delle comunicazioni di Washington e Teheran, che potrebbero evolvere verso una stabilizzazione oppure una nuova spirale di conflitto. Continueremo a seguire da vicino gli sviluppi della situazione.

Andamento odierno del mercato

La quotazione del greggio tipo Brent è scesa a circa 105 USD al barile. Si è quindi ridimensionato almeno in parte il notevolissimo supplemento di rischio applicato in precedenza in funzione dello scenario geopolitico. I segnali di distensione provenienti da Washington hanno visibilmente tranquillizzato i mercati e ridotto i timori di un’immediata escalation del conflitto.

Il prezzo dell’oro è calato a circa 111 000 CHF al chilogrammo. Dallo scoppio della guerra in Medio Oriente la quotazione del metallo giallo è stata soggetta a spiccata volatilità. Interpretiamo questo calo come una correzione di breve termine e restiamo fedeli alla nostra sovraponderazione tattica nell’oro. La situazione attuale offre un’interessante opportunità d’ingresso a quegli investitori che finora non hanno provveduto a diversificare integrando nel portafoglio questo metallo prezioso.

Attualmente la piazza azionaria svizzera (indice SMI) guadagna circa l’1,6%, mentre l’indice tedesco DAX segna un +2,5%. Anche per il mercato azionario statunitense l’apertura si delinea chiaramente positiva. Questa recentissima fluttuazione mostra quanto il sentiment del mercato sia sensibile alle notizie geopolitiche e quindi suscettibile di repentine variazioni. (Stato: 23 marzo 2026, ore 12.45 circa a Basilea)

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